IO e TU (2° parte)

(Martin Buber by Danilo Vespertini)

appunti di Serena Mordini


L’obiettivo essenziale che emerge da quest’opera di Buber è quello di dare una risposta al problema dell’uomo, visto come  riflessione su se stesso e messa in discussione di se stesso; problema che emerge necessariamente da epoche storiche di crisi.

Buber contrappone, infatti, le epoche di crisi (chiamate “senza casa”), alle epoche “della casa”. Solo durante le epoche di crisi, che sono quelle in cui l’uomo perde i suoi riferimenti cosmici, religiosi, sociali e politici, l’uomo è costretto a porsi il problema di se stesso.  

Suggestione dal corpo e oltre


Il corpo si distende per una volta, davvero. Senza guardare perchè non c'è bisogno, c'è chi guarda per me, un angelo forse, un essere comparso con dedizione alla mia comparsa in questa vita, e c'è sempre continuamente ogni volta che anche mi dimentico di lui dimenticandomi di me, lui è lì, aspetta soltanto che lo chiami per rispondermi e sennò è lì, la sua vita è per la mia, il suo compito è per il mio cammino, pronto a tendermi la mano come ad accettare che la lascio, ma lì sta da sempre per farsi sentire se voglio.

Il corpo si inaridisce, disorienta il contatto con l'esterno e imbizzarrendo e ritualizzando i suoi canali a questo ravviva ricordi antichi, memorie sconsiderate senza forma logica nè emozioni precise, un mix di tumulti e immagini e suoni, un frullato di energia bollente che riempie questo contenitore seppur con dolore spingendo al sollievo e semmai al piacere.

Il corpo come un ramo di un albero secco, la sua forma diversa da qualche tempo fa parla di una storia incredibile fatta di vita e di morte, di amore e odio, di buio e di luce. E l'essere è lì che veglia sulla mia voglia e sulla mia delusione, accoglie i miei suoni e non chiede nulla: chi non chiede ha risposte ma se le risposte sono alle domande allora chi non chiede c'è da quel sempre di cui ci domandiamo, lì per ognuno di noi, sempre.

L'io diviso

(Bruno Caruso)

appunti di Federica Parri
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Scritto all’età di 28 anni, questo testo era stato originariamente concepito come il primo di una serie di studi di psicologia e di psichiatria esistenziale che non avrebbe in realtà avuto seguito. Con i suoi scritti Laing divenne il “papa dell’antipsichiatria”, nonostante egli abbia spesso provato a scrollarsi di dosso questa immagine. L’equivoco era derivato dal fatto che le sue teorie, dalla fine degli anni ’50 in poi, avevano ripreso e articolato una serie di posizioni le cui radici appartengono alla tradizione della psicopatologia fenomenologica europea e agli studi sui disturbi della comunicazione nella schizofrenia. Laing scrive rispetto al suo libro:- Quando ho scritto il libro avevo 28 anni: volevo soprattutto dimostrare che, contrariamente a quello che generalmente si crede, è possibilissimo capire gli psicotici.-