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L’uomo ha da sempre un cordiale istinto a percepire nell’essenza ‘anima’, nel suo concetto, un qualcosa di immisurabile, di pressoché irraggiungibile nella sua conoscenza, di simile a ciò ch’è detto infinito, di non-corpo insomma. Questo istinto ci segnala sistematicamente quella parte di noi uomini che chiede un accudimento ulteriore, qualcosa di più importante, di più sacro potremo dire. Al convegno nazionale di Psicoanalisi e Religione, tenutosi a Firenze, fu più volte unanimemente espresso che il sacro può essere senz’altro definito come un cardine delle nostre direzioni psicologiche, una realtà facente parte inestricabilmente della nostra costellazione dinamica interiore; la realtà del sacro, come sorgente dalla quale si dipanano tutte le coppie di opposti, parla all’uomo della propria natura infinita.

