Il sapore del comunismo

(Kazimir Severinovich Malevich)

Ci sono tante immagini che mi solleticano il cuore durante questo viaggio nei ricordi. In quei Balcani che vivevo quando ero piccolo, e che mi sono voluto riprendere oggi, prima che sia troppo tardi perché da buon caratteraccio di pensiero penso sempre che non si sa mai. Tante immagini e tutti i sensi dentro questa due giorni da Roma a Bucarest, via Venezia, Zagabria, Belgrado, Timisoara. C’è il contatto con la cuccetta delle Zeleznice Srbjie, un delirio di felicità. Sfioro i sedili di vecchio velluto verde, quello stesso velluto che c’era venti anni fa. Vent’anni fa lo vedevo dal finestrino del mio vagone letto, ed era del treno che andava verso Sarajevo e Skopje, e poi Sofia e Istanbul. Me lo sono assaporato tutto, quel sapore. È rimasto com’era vent’anni fa, ha resistito anche alla guerra che leggevo tutti i giorni sulla Repubblica tornando da scuola. È il sapore del comunismo. Non lo saprei descrivere, ma lo riconoscerei in mezzo a qualsiasi altro.


(continua..)

racconto di Nicola Sereni

La danza della realtà

(Francesco Musante)
Un antico detto sufi recita: “Se hai qualcosa da dire prova a dirlo all’intera umanità. Se non riesci a dirlo al mondo prova a dirlo al tuo paese. Se non ci riesci prova a dirlo alla tua città. Se non riesci a dirlo alla tua città dillo al tuo quartiere. Altrimenti alla tua famiglia. Se non riesci a dirlo alla tua famiglia prova a dirlo a te, al tuo essere, l’importante è che tu lo dica”. Così A. Jodorowsky ha rotto il ghiaccio a Roma, nella sala dove ha presentato il libro La danza della realtà. 

L’eclettico personaggio è arrivato e come prima cosa si è preoccupato di spostare il tavolo che la direzione aveva messo a disposizione per l’occasione, permettendosi così di inscenare una presentazione del libro in modo tale che risultasse più vissuta, più interattiva, di scambio, insomma uno spettacolo senza limiti a questa parola. Col detto sopra ricordato non ha fatto altro che impattare l’incontro cercando di suggerire uno dei tanti imponenti messaggi che si possono ricavare dal libro, in questo caso un messaggio che sottolineasse l’importanza dello spazio mentale vissuto in modo tutt’altro che scontato e sconosciuto: l’uomo, in bilico tra coscienza e inconscio, deve riuscire con la forza della prima a rendersi alleato il secondo e così poter esplorare la sua complessità totale e saziarsi di un lavoro così immensamente fertile: se ha qualcosa da dire, e ce lo ha, deve trovarlo e dirlo.